Magnifica Humanitas: la questione sociale del XXI secolo
di Alessandro Freddi
Un’alleanza inattesa
Il 25 maggio 2026, nella sala stampa della Santa Sede, uno dei co-fondatori di Anthropic prende la parola per commentare un’enciclica papale. Christopher Olah (ingegnere tra i responsabili dello sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale più potenti in circolazione) dice che il mondo ha bisogno di fare «quello che ha fatto Sua Santità: prendere sul serio, guardare da vicino, far sentire voci morali».¹ Seduto accanto a due cardinali, a una teologa africana e a una studiosa di Durham, Olah ascolta un documento che identifica il paradigma tecnocratico come la nuova torre di Babele.
La scena vale più di qualsiasi commento. Uno dei costruttori di Babele alla conferenza stampa del documento che denuncia Babele non è un dettaglio folkloristico: è il segnale che il terreno su cui si gioca la partita dell’intelligenza artificiale si è spostato. Non è più solo tecnico, non è più solo economico: è cosmologico.
La questione sociale del XXI secolo
Magnifica Humanitas (firmata il 15 maggio 2026, nell’anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII) è il primo documento del magistero cattolico che affronta l’intelligenza artificiale come questione strutturale, non come problema tecnico da regolamentare. Il paragone con la Rerum Novarum non è retorico. Nel 1891 Leone XIII aveva fatto qualcosa di preciso: aveva nominato il Capitalismo industriale come questione morale centrale del suo tempo, aveva costruito un quadro concettuale per analizzarlo, e aveva messo in moto una tradizione di riflessione che ancora oggi costituisce il vocabolario più articolato disponibile per pensare economia e persona. Leone XIV fa la stessa operazione con il Capitalismo digitale. Non commenta una tecnologia: interpreta un’epoca.
Due icone, una diagnosi
Il cuore dell’enciclica è una coppia di immagini bibliche: Babele e Gerusalemme. Babele come progetto di dominio senza limite: «una torre la cui cima tocchi il cielo», costruita senza riferimento a Dio, sostenuta da un’uniformità che «elimina la diversità» e che riduce tutto, «persino il mistero della persona, in dati e prestazioni».² Gerusalemme come ricostruzione comunitaria, pezzo per pezzo, con responsabilità condivisa. Il Capitalismo tecnologico, la concentrazione del potere nelle mani di pochi attori privati transnazionali che di fatto fissano le condizioni di accesso alla vita sociale, economica e informativa, è identificato esplicitamente con Babele.³
Da questa diagnosi derivano le linee analitiche più forti del documento. La critica al transumanesimo e al postumanesimo come ideologie che trattano l’essere umano come «materiale da perfezionare o da oltrepassare» e che propongono una salvezza puramente tecnica.⁴ La denuncia del lavoro invisibile che sostiene i sistemi di intelligenza artificiale: milioni di esseri umani impiegati in attività essenziali ma poco visibili — etichettatura dei dati, moderazione dei contenuti, addestramento dei modelli — spesso giovani, spesso donne, spesso sottopagati.⁵ La questione del colonialismo digitale, con i dati delle popolazioni del Sud globale come «nuove terre rare del potere».⁶ L’estensione del principio della destinazione universale dei beni ad algoritmi, brevetti e piattaforme.⁷ Il punto più radicale, formulato con una parola insolita per un testo magisteriale, è il «disarmo» dell’IA: sottrarla «alla logica della competizione armata, economica e cognitiva», renderla «discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralità delle culture umane».⁸
Una soteriologia digitale
Anna Rowlands, professoressa a Durham e relatrice alla presentazione, ha articolato il punto con chiarezza: «I papi hanno insegnato che non saremo salvati dal mercato, non saremo salvati dall’IA e dal transumanesimo. Queste ideologie presentano l’autonomia totale, l’automazione radicale, la coscienza artificiale e il superamento dei limiti umani come obiettivi salvifici».⁹
La frase merita attenzione: non dice che il Capitalismo digitale ha adottato un linguaggio religioso. Dice che è strutturato come una soteriologia: come un sistema di salvezza. È esattamente il problema che Magnifica Humanitas mette a fuoco: quando il progresso tecnico si propone come risposta ultima alle fragilità umane, non sta risolvendo un problema economico. Sta occupando uno spazio teologico. E in quello spazio, avverte Leone XIV, non c’è algoritmo che tenga, perché ciò che va custodito non è ottimizzabile.
Due teologie in campo
Due mesi prima della pubblicazione dell’enciclica, a Roma si era svolta un’altra conferenza. Dal 15 al 18 marzo 2026, a Palazzo Taverna, Peter Thiel (co-fondatore di PayPal, padre di Palantir, finanziatore di Trump e Vance), aveva tenuto un ciclo di quattro seminari privati, a porte chiuse, vietato filmare e registrare. Il tema: «il futuro della tecnologia, il suo impatto sulla vita civile dell’Occidente e la rappresentazione biblica dell’Anticristo». Erano presenti ecclesiastici e docenti di facoltà pontificie. Il Vaticano, tramite Avvenire, aveva espresso fastidio.¹⁰
Stando alle ricostruzioni giornalistiche disponibili, la tesi di Thiel è questa: l’Anticristo non è il caos ma il suo esatto opposto: l’ordine assoluto, la pace imposta attraverso l’omologazione, un governo mondiale tecno-burocratico che si nutre delle paure collettive per giustificare la sorveglianza e la fine delle libertà individuali. La tecnologia assume il ruolo di katechon, il termine è di Carl Schmitt, dalla Seconda lettera ai Tessalonicesi: la forza che trattiene la manifestazione del male finale.¹¹ Il Capitalismo digitale non regolamentato come scudo contro la tirannia globale.
Thiel e Leone XIV parlano la stessa lingua. Usano gli stessi strumenti concettuali: escatologia, teologia politica, il vocabolario della fine dei tempi. Arrivano a conclusioni esattamente opposte. Per Thiel, l’Anticristo è la regolazione, la governance globale, lo Stato che limita la tecnologia. Per Leone XIV, Babele è la tecnologia senza limite, il potere privato che si sottrae al controllo pubblico. Il conflitto non è tra tecnologia e Chiesa: è tra due cosmologie che si contendono lo stesso vocabolario teologico.
Questo è il punto in cui la diagnosi pastorale dell’enciclica si ferma e una lettura genealogica deve cominciare. Leone XIV può nominare Babele. Non può dire, non è nei suoi strumenti, che Babele non è una deviazione ma una struttura. Il cardinale Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, lo formula con precisione involontaria: «La direzione che prende l’IA non è scritta nella tecnologia stessa. Può essere guidata dalla responsabilità personale e collettiva».¹² È la posizione pastorale nella sua forma più limpida: la tecnologia è neutra, dipende dalle scelte. La genealogia storica dice il contrario: la tecnologia non nasce in un vuoto cosmologico, nasce dentro una struttura di valori e presupposti che sono già capitalisti prima ancora che un singolo ingegnere scriva una riga di codice.
Il Papa agostiniano e la città di Dio
Leone XIV è Robert Prevost, agostiniano. Un Papa agostiniano che usa le due città di Agostino come chiave interpretativa del Capitalismo digitale non è una coincidenza di registro. Nel De civitate Dei, Agostino distingueva due amori opposti: l’amor sui (l’amore di sé spinto fino al disprezzo di Dio) che costruisce la città terrena; e l’amor Dei (l’amore di Dio spinto fino al disprezzo di sé) che costruisce la città celeste. Leone XIV applica esplicitamente questa distinzione al tempo dell’intelligenza artificiale:¹³ il Capitalismo digitale come forma storica della città terrena, costruita sull’idolatria del profitto e sull’autosufficienza tecnica. È lo stesso impianto concettuale che la migliore tradizione critica usa per analizzare il Mercato. La differenza è che Agostino distingueva due amori. La storia del Capitalismo mostra come uno dei due abbia costruito, nel corso di quattordici secoli, un sistema abbastanza potente da presentarsi come l’unico amore possibile.
Il terreno si è spostato
Magnifica Humanitas è un documento importante. Non perché dica tutto: non può. Ma perché nomina il problema nel modo giusto: come questione strutturale, non tecnica; come sfida cosmologica, non regolamentare. Che lo faccia nel centocinquantacinquesimo anniversario della tradizione inaugurata dalla Rerum Novarum, che a marzo Thiel fosse già a Roma a costruire la teologia opposta, e che a maggio Olah di Anthropic siedesse in prima fila ad ascoltare la risposta papale: tutto questo dice qualcosa su dove siamo arrivati.
La domanda non è più se l’intelligenza artificiale sia buona o cattiva. La domanda è: quale cosmologia la produce, chi la difende, e chi ha il diritto di ridiscuterla.
Fonti
¹ Trascrizione della presentazione di Magnifica Humanitas, Santa Sede, 25 maggio 2026. Intervento di Christopher Olah.
² Leone XIV, Magnifica Humanitas, n. 10, 15 maggio 2026.
³ Ibid., n. 95.
⁴ Ibid., nn. 115-117.
⁵ Ibid., n. 173.
⁶ Ibid., n. 178.
⁷ Ibid., n. 67.
⁸ Ibid., n. 110.
⁹ Trascrizione della presentazione di Magnifica Humanitas. Intervento di Anna Rowlands, Durham University.
¹⁰ Cfr. A. Spadaro, «Peter Thiel. Predicare l’Anticristo a Roma», antoniospadaro.substack.com, 17 marzo 2026; Euronews, «Peter Thiel a Roma: che ha detto nei suoi seminari sull’Anticristo», 19 marzo 2026; ICT Security Magazine, «Peter Thiel, Palantir e l’algoritmo dell’Apocalisse», 19 marzo 2026.
¹¹ C. Schmitt, Teologia politica (1922); cfr. Attivismo, «Peter Thiel: La “Nuova Roma”, l’Anticristo e le Crisi del 2026», 19 marzo 2026.
¹² Trascrizione della presentazione di Magnifica Humanitas. Intervento del card. Michael Czerny.
¹³ Leone XIV, Magnifica Humanitas, n. 130.




